ΣΑΛΒΑΤΟΡΕ ΚΟΥΑΖΙΜΟΝΤΟ -




Τώρα που ανεβαίνει η μέρα

Τελειωμένη είναι η
 νύχτα και το φεγγάρι
Διαλύεται αργά στην ησυχία,
δύει
 στα κανάλια.
Είναι τόσο
 ζωντανός Σεπτέμβρης σε αυτή τη γη
πεδινή,
 τα λιβάδια είναι πράσινα
όπως
 στις κοιλάδες του νότου την άνοιξη.
Άφησα τους συντρόφους του,
έκρυψα
 την καρδιά μέσα στα παλιά τείχη,
για να μείνω
 μόνο να σου θυμίζω.
Πώς
 είσαι πιο μακριά από ό, τι το φεγγάρι,
Τώρα που
 ανεβαίνει η μέρα
και
 στις πέτρες χτυπά το πόδι των αλόγων!

μετάφραση Κωνσταντίνος Κοκολογιάννης

Salvatore Quasimodo - Ora che sale il giorno (Τώρα που ανεβαίνει η μέρα)





Ήδη η βροχή είναι με μας

Ήδη η βροχή είναι με μας
κλονίζει τα σιωπηλή αέρα.
Τα
 χελιδόνια παιρνούν ξυστά στα σβησμένα ύδατα
στις λίμνες της
 Lombardia ,
πετούν σαν
 γλάροι πάνω από μικρά ψάρια·
Το
 σανό μυρωδιές πέρα από τους φράκτες των κήπων.
Άλλη μια χρονιά
 κάηκε,
χωρίς
 ένα παράπονο, χωρίς μια κραυγή
υψώνεται για να κερδίσει το ανέλπιστο
 μια ημέρα.

μετάφραση Κωνσταντίνος Κοκολογιάννης

Σαλβατόρε Κουαζίμοντο
Από τη Βικιπαίδεια, την ελεύθερη εγκυκλοπαίδεια

Ο Σαλβατόρε Κουαζίμοντο (Salvatore Quasimodo) (Συρακούσες 20 Αυγούστου 1901 - Αμάλφι 14 Ιουνίου 1968) ήταν Ιταλός ποιητής με ελληνική καταγωγή. Η γιαγιά του, το γένος Παπανδρέου, καταγόταν από την Πάτρα.


Salvatore Quasimodo
Το 1917 δημοσίευσε τα πρώτα του ποιήματα, έμεινε σε πολλές ιταλικές πόλεις όπως το Μιλάνο, η Ρώμη η Φλωρεντία όπου και παντρεύτηκε. Στις πόλεις αυτές γνωρίστηκε και με τους μεγαλύτερους Ιταλούς συγγραφείς της εποχής. Το 1945 έγινε μέλος του Ιταλικού Κομμουνιστικού Κόμματος. Το 1959 τιμήθηκε με το βραβείο Νόμπελ λογοτεχνίας ενώ κέρδισε και τα βραβεία Premio San Babila (1950), Premio Etna-Taormina (1953), Premio Viareggio (1958). Πολλά βιβλία του έχουν μεταφραστεί και κυκλοφορούν και στα ελληνικά.
Πέθανε το 1968 από εγκεφαλική αιμορραγία.


Salvatore Quasimodo
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Salvatore Quasimodo

Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1959
Salvatore Quasimodo (Modica20 agosto 1901 – Napoli14 giugno 1968) fu un poeta italiano, la cui poetica muove dall'ermetismo, vinse il premio Nobel per la letteraturanel 1959.

Biografia 

I primi anni 

Salvatore Quasimodo nacque a Modica (Provincia di Ragusa) figlio di Gaetano Quasimodo e Clotilde Ragusa. La permanenza a Modica della famiglia Quasimodo dura solo 12 mesi. Il padre Gaetano, infatti, vi giunge alla fine del 1900. Il 20 agosto 1901 nasce il Poeta. Ma come egli stesso narra in una intervista televisiva, solo dopo qualche giorno dalla nascita, in seguito all'inondazione di Modica, parte da Roccalumeranonno Vincenzo, che conduce al sicuro nella casa familiare roccalumerese la madre Clotilde, il Poeta e gli altri fratelli più grandicelli. Il padre Gaetano dopo due mesi dalla nascita di Salvatore, ossia nell'ottobre1901, è trasferito ad un'altra stazione. La famiglia pertanto non tornerà più in quella cittadina. Salvatore già da bambino fu costretto a spostarsi frequentemente con la propria famiglia al seguito del padre nelle varie stazioni ferroviarie siciliane ove egli era inviato a prestare servizio. Questi, infatti, iniziò a lavorare in ferrovia all'età di 7 anni, venendo impegnato alla costruzione del binario ferroviario Messina-Catania. Attivati i transiti dei treni, il padre fu mantenuto in servizio come ferroviere.
La casa familiare dei Quasimodo (costruita da nonno Vincenzo, anche lui ferroviere) era a Roccalumera, in Provincia di Messina, paese al quale sia Salvatore che tutta la famiglia sono rimasti intrinsecamente legati. Qui è stato istituito il Parco Letterario Quasimodo, unico al quale collabora il figlio, Alessandro, attore e regista di rilevanza internazionale. Il padre, diventato “capostazione principale “, veniva mandato a reggere stazioni di capoluoghi di provincia come: Messina, subito dopo il sisma e maremoto del 1908 in una stazione letteralmente distrutta dall'evento tellurico (Salvatore avrà sette anni e trasfonderà la tragedia del terremoto in meravigliosi versi in "Al padre"), AgrigentoPalermo e Siracusa, dove la sorella Rosina conobbe Elio Vittorini, anch'egli figlio di ferroviere, con il quale si sposò.
Il padre andò in pensione nel 1927, e dopo una breve permanenza a Firenze, durante la quale perse la moglie, si ritirò definitivamente nella sua casa di Roccalumera, dove visse con due sorelle che non si erano sposate. Salvatore, seguendo il padre di stazione in stazione, frequentò le prime classi a Gela e poi negli altri luoghi. Subito dopo il catastrofico Terremoto di Messina del 1908 andò a vivere a Messina, dove il padre era stato chiamato per riorganizzare la locale stazione. Prima dimora della famiglia in quei tempi furono i vagoni ferroviari. Un'esperienza di dolore tragica e precoce che avrebbe lasciato un segno profondo nell'animo del poeta. Si trasferì in seguito in una abitazione sita in Via Crocerossa, dove trascorse gli anni delle scuole tecniche, frequentate presso l’Istituto “Jaci “ dove conseguì il diploma di geometra. Trascorreva le estati ed il tempo libero a Roccalumera, insieme ai fratelli (luogo che lo ispirerà per tante poesie come ad esempio “Vicino a una torre saracena, per il fratello morto“).

Gli studi

Messina frequentò l'istituto tecnico industriale "Jaci", che dava la possibilità di accedere alle facoltà di Ingegneria e Scienze matematiche, fisiche e naturali, e nel 1919 conseguì il diploma. Durante la permanenza in questa città conobbe il noto giurista Salvatore Pugliatti e Giorgio La Pira, futuro sindaco di Firenze, con i quali strinse una duratura amicizia.
Nel 1917 fondò il "Nuovo giornale letterario", un mensile che ebbe breve vita e sul quale pubblicò le sue prime poesie. Nel 1919 si trasferì a Roma dove pensava di terminare gli studi di Ingegneria ma, subentrate precarie condizioni economiche, dovette abbandonarli per impiegarsi come disegnatore tecnico presso un'impresa edile e in seguito presso un grande magazzino.
Nel frattempo collaborò ad alcuni periodici e iniziò lo studio del greco e del latino con la guida di monsignore Rampolla del Tindaro dedicandosi ai classici destinati a divenire per lui fonte di schietta ispirazione.

A Firenze 

Nel 1929, in seguito all'invito di Elio Vittorini, che aveva sposato sua sorella e viveva a Firenze, decise di trasferirsi in quella città. Qui conobbe diversi letterati appartenenti all'ambiente letterario fiorentino tra i qualiAlessandro Bonsanti e Eugenio Montale e con l'ambiente della rivista letteraria Solaria.


A Reggio Calabria 

Nel 1930, assunto come "geometra straordinario" dal Ministero dei Lavori Pubblici, venne assegnato al Genio Civile di Reggio Calabria. Qui strinse amicizia con i fratelli Enzo Misefari e Bruno Misefari, entrambi esponenti (il primo è comunista, il secondo è anarchico) del movimento antifascista di Reggio Calabria, che lo invogliarono a ritornare a scrivere.
Così maturò e affinò il suo gusto ermetico, cominciando a dare consistenza alla raccolta Acque e terre che pubblicò quello stesso anno per le edizioni di Solaria.
Nel periodo di Reggio Calabria nacque la mirabile Vento a Tindari, dedicata alla storica località presso Patti.



A Imperia e a Genova

Nel 1931 venne trasferito presso il Genio Civile di Imperia e in seguito presso quello di Genova.
In questa città conobbe Camillo Sbarbaro e le personalità di spicco che gravitavano intorno alla rivista Circoli, con la quale il poeta iniziò una proficua collaborazione pubblicando, nel 1932, per le edizioni della stessa, la sua seconda raccolta Oboe sommerso nella quale sono raccolte tutte le poesie scritte tra il 1930 e il 1932 e dove comincia a delinearsi con maggior chiarezza la sua adesione all'ermetismo.

A Milano 


Ottenuto il trasferimento a Milano nel 1934, venne destinato da un capoufficio, che non sopportava i poeti, alla sede di Sondrio, da dove prendeva ogni giorno il treno per il capoluogo lombardo. Qui si dedicò a una varia attività pubblicistica entrando in contatto con un ricco ambiente culturale.
Nel 1938 lasciò il Genio Civile per dedicarsi alla letteratura ed alla poesia, iniziò a lavorare per Cesare Zavattini in una impresa di editoria e soprattutto si dedicò alla collaborazione con Letteratura, la rivista ufficiale dell'Ermetismo.
Nel 1938 pubblicò a Milano, con un'introduzione del critico Oreste Macrì, una raccolta antologica intitolata Poesie e nel 1939, mentre collaborava a Il Tempo, iniziò la traduzione dei Lirici greci, opera che verrà pubblicata nel 1940 a Milano con una prefazione di Luciano Anceschi e che susciterà grande consenso.
Nel 1941 venne nominato, per chiara fama, professore di Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" di Milano, incarico che mantenne fino alla fine del 1968.
Nel 1942 entrerà nella collezione Lo specchio della Mondadori, a Milano, l'opera Ed è subito sera, che inglobava anche le Nuove poesie scritte tra il 1936 e il 1942.
Pur professando chiare idee antifasciste, non partecipò attivamente alla Resistenza; in quegli anni si diede alla traduzione del Vangelo secondo Giovanni, di alcuni Canti diCatullo e di episodi dell'Odissea che verranno pubblicati solamente dopo la Liberazione.
Nel 1945 si iscrisse al Partito comunista e l'anno seguente pubblicò la nuova raccolta dal titolo Con il piede straniero sopra il cuore — ristampata nel 1947 con il nuovo titolo Giorno dopo giorno —, testimonianza dell'impegno morale dell'autore che continuerà, in modo sempre più profondo, nelle successive raccolte come La vita non è sogno, Il falso e il vero verde e La terra impareggiabile, che si pongono, con il loro tono epico, come esempio di limpida poesia civile.
Durante questi anni il poeta continuò a dedicarsi con appassionato fervore all’opera di traduttore sia di autori classici che moderni e svolse una continua e fervida attività giornalistica, per periodici e quotidiani, dando il suo contributo soprattutto con articoli di critica teatrale.
Nel 1950 il poeta ottenne il Premio San Babila, nel 1953 il premio Etna-Taormina, nel 1958 il premio Viareggio e nel 1959 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura che gli fece raggiungere una definitiva fama e gli fece ottenere le lauree honoris causa dalla Università di Messina nel 1960 e da quella di Oxford nel 1967.
Il poeta trascorse gli ultimi anni di vita compiendo numerosi viaggi in Europa e in America per tenere conferenze e letture pubbliche delle sue liriche che nel frattempo erano state tradotte in diverse lingue.
Nel giugno del 1968, mentre il poeta si trovava ad Amalfi, venne colpito da un ictus che lo condusse alla morte dopo pochi giorni all'ospedale di Napoli. Il suo corpo sarà trasportato a Milano e seppellito nel Cimitero Monumentale.

Il poeta e lo scrittore


La prima raccolta di Quasimodo, Acque e terre (1930), è incentrata sul tema della sua terra natale, la Sicilia, che l'autore lasciò già nel 1919: l’isola diviene l’emblema di una felicità perduta cui si contrappone l’asprezza della condizione presente, dell’esilio in cui il poeta è costretto a vivere (così in una delle liriche più celebri del libro, Vento a Tindari). Dalla rievocazione del tempo passato emerge spesso un’angoscia esistenziale che, nella forzata lontananza, si fa sentire in tutta la sua pena. Questa condizione di dolore insopprimibile assume particolare rilievo quando il ricordo è legato ad una figura femminile, come nella poesia Antico inverno. Se in questa prima raccolta Quasimodo appare legato a modelli abbastanza riconoscibili (soprattutto D’Annunzio, del quale viene ripresa la tendenza all’identificazione con la natura), in Oboe sommerso (1932) ed Erato e Apollion (1936) il poeta raggiunge la piena maturità espressiva.
La ricerca della pace interiore è affidata ad un rapporto col divino che è, e resterà successivamente, tormentato anche se animato da un anelito sincero, mentre la Sicilia si configura come terra del mito, terra depositaria della cultura greca: non a caso Quasimodo pubblicherà, nel 1940, una notissima traduzione dei Lirici greci. In particolare, nel libro del ’36 vengono celebrati Apollo - il dio del sole ma anche il dio cui sono legate le Muse, e quindi la stessa creazione poetica che è resa dolorosa dalla distanza fisica dell’isola - ed Ulisse, l’esule per eccellenza. È in queste raccolte che si può cogliere appieno la suggestione dell’ermetismo, di un linguaggio che ricorre spesso all’analogia e tende ad abolire i nessi logici tra le parole: importante è in questo senso l’uso frequente dell’articolo indeterminativo e degli spazi bianchi che, all’interno della lirica, sembrano rimandare continuamente a una serie di significati nascosti che non possono trovare una piena espressione.
Nelle Nuove poesie (pubblicate insieme alle raccolte precedenti nel volume Ed è subito sera del 1942 e scritte a partire dal 1936) il ritmo diventa più disteso grazie anche all’uso più frequente dell’endecasillabo: il ricordo della Sicilia è ancora vivissimo ma si avverte nel poeta un’inquietudine nuova, la voglia di uscire dalla sua solitudine e confrontarsi con i luoghi e le persone della sua vita attuale. In alcune liriche compare infatti il paesaggio lombardo, esemplificato dalla «dolce collina d’Ardenno» che porta all’orecchio del poeta «un fremere di passi umani» (La dolce collina). Questa volontà di dialogo si fa evidente nelle raccolte successive, segnate da un forte impegno civile e politico sollecitato dalla tragedia della guerra; la poesia rarefatta degli anni giovanili lascia il posto un linguaggio più comprensibile, dai ritmi più ampi e distesi. Così avviene in Giorno dopo giorno (1947) dove le vicende belliche costituiscono il tema dominante. La voce del poeta, annichilita di fronte alla barbarie («anche le nostre cetre erano appese», afferma in Alle fronde dei salici), non può che contemplare la miseria della città bombardata, o soffermarsi sul dolore dei soldati impegnati al fronte, mentre affiorano alla memoria delicate figure femminili, struggenti simboli di un’armonia ormai perduta (S’ode ancora il mare). L’unica speranza di riscatto è allora costituita dalla pietà umana (Forse il cuore). In La vita non è sogno (1949) il Sud è cantato come luogo di ingiustizia e di sofferenza dove il sangue continua a macchiare le strade (Lamento per il Sud); il rapporto con Dio si configura come un dialogo serrato sul tema del dolore e della solitudine umana. Il poeta sente l’esigenza di confrontarsi con i propri affetti, con la madre che ha lasciato quand’era ancora un ragazzo e che continua a vivere la sua vita semplice ed ignara dell’angoscia del figlio ormai adulto, o col ricordo della prima moglie Bice Donetti. Nella raccolta Il falso e vero verde (1956) dove lo stesso titolo è indicativo di un’estrema incertezza esistenziale, un’intera sezione è dedicata alla Sicilia, ma nel volume trova posto anche una sofferta meditazione sui campi di concentramento che esprime «un no alla morte, morta ad Auschwitz» (Auschwitz).
La terra impareggiabile (1958) mostra un linguaggio più vicino alla cronaca, legato alla rappresentazione della Milano simbolo di quella «civiltà dell’atomo» che porta ad una condizione di devastante solitudine e conferma nel poeta la voglia di dialogare con gli altri uomini, fratelli di dolore. L’isola natìa è luogo mitizzato, «terra impareggiabile» appunto, ma è anche memoria di eventi tragici come il terremoto di Messina del 1908 (Al padre).
L’ultima raccolta di Quasimodo, Dare e avere, risale al 1966 e costituisce una sorta di bilancio della propria esperienza poetica ed umana: accanto ad impressioni di viaggio e riflessioni esistenziali molti testi affrontano, in modo più o meno esplicito, il tema della morte, con accenti di notevole intensità lirica.

Opere

Acque e terre, Edizioni di "Solaria", Firenze 1930
Oboe sommerso, Edizioni di "Circoli", Genova 1932
Erato e Apòllìon, pref. di S.Solmi, Scheiwiller, Milano 1938
Poesie, Edizioni "Primi Piani", Milano 1938
Lirici Greci, pref. di L. Anceschi, Edizioni di Corrente, Milano 1940
Ed è subito seraMondadori, "Lo Specchio", Milano 1942
Con il piede straniero sopra il cuore (Alle fronde dei salici), Edizioni di "Costume", Milano 1946
Giorno dopo giorno, Mondadori, Milano 1947
La vita non è sogno, Mondadori, Milano 1949
Il falso e vero verde, Schwarz, Milano 1954
Dare e avere, Schwarz, Milano 1966
Leonida di Taranto, Edizioni Apollinaire, Milano 1967 (edizione speciale in collaborazione a cura di) Guido Le Noci
Leonida di Taranto in edizione normale in collaborazione, Editore Lacaita, Manduria (Taranto)1967

Parco Letterario di Roccalumera 

A Roccalumera, la sua cittadina, al Poeta viene dedicato un Parco Letterario, al quale collabora stabilmente Alessandro Quasimodo, attore e regista, figlio del Poeta. Roccalumera i Quasimodo, sono nati e sono sepolti, con eccezione del Poeta, che giace, nel Famedio, cuore del Cimitero Monumentale di Milano, accanto ad Alessandro Manzoni, ed altre grandi personalità culturali.
Il Parco Letterario, che ha visto quali fondatori gli avvocati Carlo e Sergio Mastroeni, che da mecenati, hanno sostenuto personalmente ingenti investimenti economici, riuscendo anche a calamitare fondi comunitari, per restaurare la Torre Saracena, cara al Poeta e fonte di ispirazione poetica, nonché la Stazione ferroviaria, trasformata in Museo - Giardino, con caffè d'arte, biblioteca, sale multifunzionali, centro di orientamento, ricavate anche in cinque carri merci collegati a galleria, venendo considerato un caso di studio per la singolarità architettonica e la originalità museale, che vede la struttura all'avanguardia anche sotto il profilo della musealità virtuale. In tale contesto gli organizzatori sono stati invitati a portare la loro testimonianza in vari convegni, e nell'azione comunitaria Socrates, Progetto Virtual Museum al quale hanno partecipato le Università di RigaMaltaCopenaghen oltre prestigiose istituzioni Italiane ed Europee, che per diverse settimane, soggiornando a Roccalumera hanno approfondito lo studio della tecnica museale del Parco roccalumerese, individuandone delle prassi molto stimolanti e di grande valore da studiare e ripetere in altri siti.
Il Parco Letterario di Roccalumera è gestito dal Club Amici di Salvatore Quasimodo, organizzazione sorta per diffondere l'opera e la figura del Poeta, che ha la sua sede generale a Roccalumera, presso la Torre Saracena, con sedi istituite a Modica, a Patti - TindariMessinaSiracusaFirenze e Milano. Inoltre, è stata costituita la sezione internazionale del Club, che ha la sede presso il prestigioso Istituto Italiano di Cultura di Vienna. È presieduta da Alessandro Quasimodo, con vice presidenti, Dante Arnaldo Marianacci, poeta e scrittore insignito del titolo di Amico Onorario di Salvatore Quasimodo, vincitore di diversi concorsi letterari, nonché direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Vienna, e Joseph Farrell, docente all'Università di Glasgow. Altri soci, sono i fondatori del Premio internazionale di poesia quasimodiano in UngheriaFranco Cajani, Poeta lombardo, e László Cserép, Assessore alla Cultura della Città di Balatonfüred; Sergio Mastroeni, fondatore del Parco Letterario Quasimodo di Roccalumera, la cittadina siciliana della famiglia Quasimodo; Béla Szomaraky, italianista, traduttore, giornalista della televisione e della radio nazionale ungherese; Imre Barna, editore ed italianista ungherese, Tomaso Kémeny, professore di letteratura italiana all’Università di Pavia, István Boka, Presidente della Fondazione Quasimodo Ungherese, Sindaco di Balatonfüred, e membro del Parlamento nazionale, i direttori dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca Dr. Alberto Di Mauro, e dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma Dr. Paolo Grossi, ed il Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Budapest, Dr. Salvatore Ettorre.
Il Direttivo della Sezione Internazionale, oltre che dal Presidente Alessandro Quasimodo e dai vice presidenti, Arnaldo Dante Marianacci, quale primo vice presidente, e Joseph Farrell, quale secondo vice Presidente, è costituito da di diritto Sergio Mastroeni, quale Presidente del Consorzio per la promozione della Terra Impareggiabile di Quasimodo, che ha sede in Roccalumera; ed ancora Franco Cajani, László Cserép e Béla Szomaraky. Tra gli obiettivi, anche quello di promuovere il gemellaggio di Balatonfüred e Roccalumera, in nome di Salvatore Quasimodo, la fondazione di un Premio Letterario in Italia ed altri importanti eventi internazionali, una prestigiosa scuola di lingua italiana.
Messina presso la Provincia Regionale esiste una galleria culturale dedicata al poeta dove si può ammirare una serie di immagini sia del Poeta che della famiglia ed inoltre la medaglia del Nobel in oro

Voci correlate 


Collegamenti esterni 



Intervista al poeta Salvatore Quasimodo







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