ΛΕΟΠΟΛΝΤ ΣΕΝΤΑΡ ΣΕΝΓΚΟΡ (Léopold Sédar Senghor) - Γυναίκα μαύρη


Γυναίκα μαύρη 

Γυναίκα γυμνή , γυναίκα μαύρη
Ντυμένη με
 το χρώμα σου που είναι ζωή, με τη μορφή σου που είναι ομορφιά!
Μεγάλωσα
 στη σκιά σου, η γλύκα των χεριών σου έδενε τα μάτια.
Και
 να, στην καρδιά του καλοκαιριού και του μεσημεριού
Σε ανακαλύπτω
 Γη της Επαγγελίας, από ένα ψηλό ασβεστώδη λόφο
Και η ομορφιά
 σου με κεραυνοβολεί ακριβώς στην καρδιά, όπως η αστραπή ενός αετού.

Γυναίκα γυμνή
 , γυναίκα μαύρη
Ώριμο φρούτο
 της σάρκας, σκοτεινή έκσταση του μαύρου κρασιού που κάνεις το στόμα λυρικό,
Σαβάνα
 των καθαρών οριζόντων, σαβάνα που ανατριχιάζεις από τα καυτά χάδια του ανέμου της Ανατολής
Ταμ ταμ σκαλισμένο,
 ταμ ταμ που βροντά κάτω από τα δάχτυλα του Νικητή
Η βαθιά
 κοντράλτο φωνή σου είναι το πνευματικό τραγούδι της αγαπημένης.

Γυναίκα γυμνή
 , γυναίκα μαύρη
Λάδι
 που κάθε αναπνοή μπορεί να ρυτιδώσει, λάδι ήρεμο στα πλευρά του αθλητή, στα πλευρά των πριγκίπων του Μάλι
Γαζέλα
 των ουράνιων αρθρώσεων, τα μαργαριτάρια είναι αστέρια της νύχτας στο δέρμα σου
Απολαύσεις
 από παιχνίδια του μυαλού οι αντανακλάσεις του χρυσού που κοκκινίζει στο δέρμα σου που κηλιδώνεται
Στη σκιά
 των μαλλιών σου ηρεμεί το άγχος μου για τον ήλιο κοντά στα μάτια σου.
Γυναίκα γυμνή
 , γυναίκα μαύρη
Τραγουδώ την ομορφιά σας που περνά, μια σταθερή μορφή στην Αιωνιότητα,
Πριν
 η ζηλιάρα μοίρα θα σε καταντήσει σε στάχτες για να θρέψει τις ρίζες της ζωής.

μετάφραση από τα ιταλικά: Κωνσταντίνος Κοκολογιάννης


Léopold Sédar Senghor (Joal, 9 Οκτωβρίου 1906 - Verson, 20 Δεκεμβρίου 2001) ποιητής της Σενεγάλης, πολιτικός και ιδεολόγος της συνείδησης της νεγρικής φυλής από μέρους των νέγρων.
Μεταξύ του 1960 και του 1980 Senghor ήταν ο πρώτος πρόεδρος της Σενεγάλης. Ο Senghor ήταν επίσης ο πρώτος αφρικανικός να καθίσει ως μέλος της Γαλλικής Ακαδημίας. Ήταν επίσης ο ιδρυτής του πολιτικού κόμματος που ονομάζεται Μπλογκ Δημοκρατικής Σενεγάλης. Θεωρείται από πολλούς ως ένα από τα πιο σημαντικούς αφρικανούς διανοούμενους του εικοστού αιώνα, το έργο του συμβάλλει στην εκ νέου ανακάλυψη της αφρικανικής κουλτούρας: από τη βιβλιογραφία, τη γλυπτική, τη φιλοσοφία, τις θρησκευτικές πεποιθήσεις.


Léopold Sédar Senghor
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Léopold Sédar Senghor (Joal9 ottobre 1906 – Verson20 dicembre 2001) è stato un politico e poeta senegalese di lingua francese che, tra le due guerre fu, con l'antilliano Aimé Césaire, il vate e l'ideologo della négritude.
Tra il 1960 ed il 1980 Senghor è stato il primo presidente del Senegal. Senghor è stato inoltre il primo africano a sedere come membro della Académie française. Egli è stato anche il fondatore del partito politico chiamato Blocco Democratico senegalese. Egli è considerato da molti come uno dei più importanti intellettuali africani del XX secolo, contribuendo con le sue opere alla riscoperta della cultura africana: dalla letteratura alla scultura, dalla filosofia alle credenze religiose.

Biografia 

Senghor nacque in una famiglia di agiati proprietari terrieri nella piccola cittadina costiera di Joal, situata a un centinaio di chilometri a sud di Dakar. All'età di 8 anni iniziò i suoi studi in Senegal in un collegio cristiano di Ngasobil, e nel 1922 entrò in seminario a Dakar: quando comprese che la vita religiosa non era fatta per lui, frequentò un istituto secolare, distinguendosi nello studio del francese, latino, greco e Algebra. Al termine degli studi liceali, gli venne assegnata una borsa di studio per continuare i suoi studi in Francia. Si laureò in lettere a Parigi nel 1935 e per i dieci anni successivi insegnò in qualità di professore nelle università e nei licei francesi: è stato in questo periodo che Senghor, insieme ad altri intellettuali africani venuti a studiare nella capitale coloniale, coniò il termine, e concepì il concetto di negritudine, intesa come riscoperta e riappropriazione della cultura africana, in risposta alla cultura europea imposta dai colonizzatori in quanto ritenuta superiore. Nel 1939, Senghor fu arruolato nell'esercito francese ed entrò a far parte della 59ª divisione della fanteria coloniale. Un anno dopo fu fatto prigioniero dai tedeschi a La Charité-sur-Loire. Nel 1942 Senghor venne rilasciato per motivi medici e decise di reintraprendere la carriera di insegnante sebbene in breve tempo aderì allaResistenza.
Nel 1946 divenne deputato dell'Assemblea Nazionale francese e due anni dopo fondò un proprio movimento politico: il Blocco Democratico Senegalese. Nel 1951 venne rieletto al parlamento e nel 1956, al termine del suo mandato, divenne sindaco della città di Thies (Senegal). Senghor è stato un sostenitore del federalismo per gli Stati africani di recente indipendenza, propugnando una sorta di Commonwealth. Fedele alle sue idee, divenne nel 1959 presidente della Federazione del Mali (Senegal+Sudan Francese) e al suo sfasciarsi l'anno successivo, presidente della Repubblica del Senegal. In questa veste, pur tra gravi difficoltà economiche (la nazione vive sulla monocultura dell'arachide) ed ambiguità (la nazione dipendeva in larga misura dalla Francia), cercò di realizzare un socialismo umanistico e cristiano. Nel 1963, in seguito a un fallito tentativo di colpo di stato, il partito di Senghor resta l'unico partito politico a non essere messo fuori legge. Sotto la spinta della contestazione studentesca, nel 1976 il presidente è costretto a reintrodurre, seppure con molte limitazioni, il multipartitismo.
Nell'ottobre 1980, prima della fine del suo quinto mandato consecutivo, Senghor rassegna le dimissioni in favore del suo delfino, Abdou Diouf.[1]
Divenne membro dell'Académie française il 2 giugno 1983, diventando di fatto, il primo africano a sedere nella prestigiosa istituzione. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita con la moglie, in Verson, vicino alla città di Caen in Normandia, dove è scomparso il 20 dicembre 2001. Il suo funerale si è svolto il 29 dicembre a Dakar. Il presidente francese Jacques Chirac alla scomparsa di Senghor dichiarò: "La poesia ha perso uno dei suoi maestri, il Senegal un uomo di stato, l'Africa un visionario e la Francia un amico."[2]

Politica culturale 

Léopold Sédar Senghor pone la cultura come fondamento della sua politica ed è un "intellettuale pubblico", come lo definisce Sidney Littlefield Kasfir[3]. Per Senghor lo sviluppo dell’Africa è inscindibile dalla valorizzazione delle arti africane; queste infatti possono sostenere la nascita di un forte sentimento nazionale e panafricano, permettere di esportare un’immagine positiva della ricchezza del continente e mostrare al mondo come l’Africa non sia stata solo influenzata dall’Europa, ma l’abbia a sua volta influenzata[4]. La politica culturale di Senghor è volta a dare una posizione di primo piano alla cultura e a creare un'arte "autenticamente africana", definita da vere e proprie direttive ufficiali[5]; quest’arte è strettamente legata al movimento della Negritudine. Senghor utilizza il termine negritudine arricchendolo con la sua visione personale. Da un lato il presidente promuove l’individuazione di caratteristiche tipiche dalla razza negra (ad esempio il senso del ritmo e l’esaltazione del sentimento) e dall’altro incoraggia l’apertura verso il moderno e l’Occidente (ad esempio lo studio della storia dell’arte europea e l’apprendimento di tecniche artistiche non originariamente africane): in altre parole da un lato sostiene la riscoperta delle tradizioni e dall’altro l’assimilazione[6]. In particolare Senghor promuove la cooperazione con la Francia, ed i principi della Negritudine diventano le linee guida non solo delle arti, ma anche delle sue scelte politiche. Secondo il presidente, il Senegal deve partecipare alla vita culturale dell’Occidente e persuadere l’Occidente a partecipare alla vita culturale del Senegal e di tutta l’Africa, dimostrando che il mondo negro ha contribuito alla civilizzazione universale. Nonostante il budget destinato specificatamente alla cultura non sia mai stato particolarmente elevato[7], negli anni Sessanta e Settanta vengono create nuove strutture amministrative (Il Servizio degli Archivi Culturali ed il Centro di Studi delle Civilizzazioni fondati nel 1967 e soppressi nel 1990, la legge del 1% per la decorazione degli edifici pubblici nel 1968, l’Ufficio dei Diritti d’Autore nel 1972 e 1973, il Commissariato per le Esposizioni d’Arte nel 1977 poi soppresso nel 1990, il fondo d’assistenza per gli artisti e per lo sviluppo della cultura nel 1978 e le borse di studio), vengono allestite numerose esposizioni (il Festival Mondial des Arts Nègres nel 1966, le esposizioni itineranti iniziate nel 1974, le esposizioni di grandi artisti occidentali in Senegal tra le quali la mostra di Pablo Picasso del 1972 e le esposizioni di artisti senegalesi), sono costruite infrastrutture (il Teatro Nazionale Daniel Sorano nel 1965, il Museo Dynamique nel 1966 e la Cité des Artistes Plasticiens a Colorane nel 1979) e sono fondate istituzioni (le Manufactures Sénégalaises des Arts Décoratifs (MSAD) nel 1964 trasferite a Thiés e trasformate nel 1966 nella Manufacture Nationale de Tapisserie, la casa editrice Nouvelles Editions Africaines (NEA) nel 1972 creata in cooperazione con la Costa d’Avorio e il Togo, l’Istituto Islamico di Dakar nel 1974, la Fondazione Léopold Sédar Senghor nel 1974 che nel 1994 ha soppresso le sue attività, ed i Centri Culturali Regionali tra i quali il Centro Culturale Blaise Senghor di Dakar), scuole (Ecole des Arts du Sénégal nel 1961 e l’Université des Mutants de Gorée per il dialogo tra culture nel 1979), musei (il Museo Dynamique nel 1966 ed il Museo Regionale di Thiès nel 1975)[8]; Léopold Sédar Senghor inoltre non manca mai nei suoi discorsi di ricordare l’importanza della cultura, associando la sua immagine a quella di protettore delle arti[9]. Il presidente sostiene gli artisti in linea con il suo pensiero con finanziamenti pubblici, con l’acquisto di opere e con esposizioni nazionali ed internazionali: questi artisti sono conosciuti sotto il nome di Ecole de Dakar. Le esposizioni internazionali (dal 1974 al 1985), la scuola d’arte (soprattutto grazie al dipartimento di Recherches Plastiques Nègres) ed il prestigioso Museo Dynamique hanno un ruolo centrale nella diffusione del pensiero di Senghor. Con la sua politica culturale, Léopold Sédar Senghor inventa un’arte nazionale[10]. Se da un lato le strategie del presidente permettono lo sviluppo delle arti in Senegal, dall’altro il suo ruolo centrale nel determinare le caratteristiche dell’arte negra limita le libertà formali ed ideologiche degli artisti. Gli artisti sono infatti valutati e sostenuti in base alla loro aderenza ai principi del presidente e della Negritudine, non in base alla loro originalità o alla qualità delle loro opere. L’arte dell’Ecole de Dakar – con l’eccezione di alcuni protagonisti particolarmente creativi – diviene col tempo sempre più ripetitiva e sempre più sterile, cadendo nel decorativismo. La priorità di sostenere ed incoraggiare la creazione di un’arte contemporanea “africana” – legata ad un’identità fedele all’ambiente culturale e alle tradizione locali – produce vivaci dibattiti in particolare durante il Festival des Arts Nègres del 1966, voluto dallo stesso presidente. Le stesse discussioni proseguono nel contesto della Biennale di Dakar, mitizzando la figura del presidente-poeta e trasformando la sua presidenza in un modello amato ed allo stesso tempo tenacemente criticato[11].

Note 

^ Informazioni tratte dal sito della rivista Nigrizia.
^ Sidney Littlefield Kasfir, Contemporary African Art, London, Thames & Hudson Ltd, 1999, p. 168.
^ Il collegamento tra l’arte africana e l’arte del Novecento europeo (nelle opere di artisti come Pablo PicassoHenri MatisseAmedeo ModiglianiConstantin Brâncuşi…) è ribadito nei testi di catalogo del Festival Mondial des Arts Nègres del 1966 e delle esposizioni itineranti organizzate tra il 1974 e il 1982 (Art sénégalais d’audjourd’hui, Paris, 26/04-24/06/1974).
^ Jutta Ströter-Bender, Zeitgenössische Kunst der “Dritten Welt”, Cologne, DuMont Buchverlag GmbH & Co, 1991, ed. francese p. 116.
^ Tracy Snipe, Arts and Politics in Senegal 1960-1996, Asmara-Trenton, Africa World Press, 1998, p. 44.
^ Più del 25% del budget nazionale fu destinato alla cultura e all’educazione, ma – secondo Tracy D. Snipe – soltanto l’1% fu specificatamente destinato alla cultura (Tracy D. Snipe, Arts and Politics in Senegal 1960-1996, Asmara-Trenton, Africa World Press, 1998, p. 58
^ Abdou Sylla, Arts Plastiques et Etat au Sénégal: Trente Cinq Ans de Mécénat au Sénégal, Dakar, IFAN-Ch.A.Diop, 1998.
^ Intervista di Iolanda Pensa a Mamadou Fall Dabo, Dakar, 01/05/2000.
^ "L’invenzione di un’arte nazionale" è il titolo del capitolo sul Senegal del testo di Sidney Littlefield Kasfir, Contemporary African Art, London, Thames & Hudson Ltd, 1999, p. 168.
^ Jutta Ströter-Bender, Zeitgenössische Kunst der “Dritten Welt”, Cologne, DuMont Buchverlag GmbH & Co, 1991, ed. francese p. 116 e Iolanda Pensa ha studiato la politica culturale del presidente Léopold Sédar Senghor in particolare in relazione con la Biennale di Dakar in Iolanda Pensa, La Biennale di Dakar, tesi di laurea, relatore Luciano Caramel e correlatore Francesco Tedeschi, Università Cattolica di Milano, Laurea in lettere e filosofia, 2003 (CC-BY-SA).

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